Si dice che questo Omino di ferro altro non fosse che un mastro di posta che alternava a questa sua funzione quella di oste per arrotondare il magro compenso. Così alla fermata della diligenza egli aveva allestito un'osteria nella quale i pochi viaggiatori dell'epoca potevano trovare ristoro, dopo i lunghi ed estenuanti viaggi ai quali si accingevano per attraversare la malsana zona della Maremma di allora. Assai spesso qualche diligenza veniva fermata dai briganti tra i quali si dice fossero anche Stoppa e Tiburzi. Data la poca sicurezza della strada, il nostro uomo come oste faceva magri affari.

 

Naturalmente cercò di correre ai ripari e a tale scopo chiese a coloro che notoriamente erano i "pali" e gli "informatori" dei tagliaborse, di invitare i loro capi a svolgere altrove la loro attività. Si dice che la richiesta facesse sorridere quelli che non a torto erano ritenuti i signori incontrastati della zona.

Il nostro uomo però non si dette per vinto e un giorno che un suo cliente era stato alleggerito della borsa proprio appena fuori del traghetto sul fiume, decise di passare all'azione. Conosceva il nascondiglio dei briganti e quindi armatosi di un vecchio trombone e provvedutosi del corno con la polvere e del sacchetto del piombo, partì risoluto a risolvere una volta per tutte questa faccenda che a lungo andare aveva screditato la sua locanda.

 

Si dice che l'uomo giungesse a breve distanza dal nascondiglio e che quindi invitasse a gran voce i briganti a lasciare il luogo. La leggenda parla di una risposta fatta sotto forma di una scarica di archibugiate. La micidiale raffica però non lo ferì e pertanto l'oste - mastro aggirata la posizione, colse i briganti con i tromboni scarichi e li catturò conducendoli successivamente alla fermata delle diligenze. Qui i passeggeri videro giungere uno strano corteo di banditi che marciavano avanti e con le mani sul capo.

 

A questo punto ci fu un accordo. L'oste non avrebbe consegnato i briganti alla forza pubblica, se questi si fossero impegnati a non molestare più i viaggiatori nel tratto compreso fra Donoratico e Castiglioncello. E così fu costituita questa zona franca, il mastro vide prosperare i suoi interessi e la sua fama crebbe tanto da incutere rispetto anche agli altri, cosicché da quel giorno gli abitanti lo chiamarono l'UOMO DI FERRO.

 

Questo personaggio sembra che debba la sua notorietà più che altro alla forza muscolare. Si narra infatti che egli riuscisse a raddrizzare e a piegare a freddo i ferri usati dai cavalli, dote questa che gli avrebbe permesso di catturare il temuto capo dei briganti - anche lui dotato di eccezionale vigoria - con il solo ausilio delle mani. Anzi sembra che in quell'occasione lo sottoponesse ad una così severa lezione che il brigante preferì cambiare zona per non correre il rischio di riceverne ancora. Altri dicono che fosse un eccezionale tiratore e un cacciatore che non aveva rivali. Si parla di uno sterminatore di cinghiali – un Buffalo Bill in miniatura - e ci sembra probabile, considerando che l'uomo della banderuola brandisce un fucile e poggia i piedi proprio sopra la testa di un grosso cinghiale.